UNA CHIESA DI TALENTI

UNA CHIESA DI TALENTI

Dal concentrarsi sui propri limiti al riscoprire e far crescere i doni frutto della grazia

Il tema dei talenti è un dato importante dell’antropologia cristiana, ma è sorprendente non trovare nessuno studio specifico a riguardo. I documenti usano l’espressione «talenti» come un dato scontato, ma senza approfondirla (a titolo di esempio cf. CEI, Il laboratorio dei talenti. Nota pastorale sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo, in Notiziario della CEI, 2/2013, nel quale non emerge una definizione del termine «talento»). In ambito educativo spesso si compie l’errore di associare il talento ad una competenza, o ad una abilità innata, come il saper suonare uno strumento o l’essere atletici, … ma sviluppare i talenti dei propri collaboratori e accompagnare così dei «discepoli» a divenire «apostoli», richiede qualcosa in più che può essere identificato con queste attenzioni: a) aiutare le persone a riconoscere quali sono i propri talenti; b) allenarli per evitare di impiegarli nel modo sbagliato (portando a dividere più che a far crescere la comunità); c) metterli in atto condividendoli nel concreto della propria realtà e facendola crescere.

 

Questa dinamica, che muove dal discepolato verso l’apostolato, ha a che fare con i talenti. Apostolo, dal greco apostolos, significa «mandato». L’efficacia e la fruttuosità del nostro mandato si lega ai talenti che ciascuno ha ricevuto. Come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Ogni uomo è costituito “erede”, riceve dei “talenti” che arricchiscono la sua identità e che sono da far fruttificare» (CCC, 1880); «i “talenti” non sono distribuiti in misura eguale. Tali differenze rientrano nel piano di Dio, il quale vuole che ciascuno riceva dagli altri ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno “talenti” particolari ne comunichino i benefici a coloro che ne hanno bisogno. Le differenze incoraggiano e spesso obbligano le persone alla magnanimità, alla benevolenza e alla condivisione; spingono le culture a mutui arricchimenti» (CCC, 1936-1937).

 

Uno studio americano effettuato nelle chiese cattoliche e protestanti dall’Istituto Gallup ha rivolto a persone che partecipano alla vita delle comunità alcune domande sotto forma di affermazioni. Una di queste recitava: «Nella mia parrocchia ho regolarmente l’opportunità di esprimermi in ciò in cui sono più bravo». Dalla ricerca risulta che oltre il 53% degli intervistati non sono d’accordo con questa frase. La maggior parte dei talenti personali e dei punti di forza delle persone – non solo nelle chiese americane – non sono riconosciuti e valorizzati.

 

In seguito a questa constatazione l’Istituto Gallup ha sviluppato uno strumento per poter scoprire i talenti personali: lo StrenghtsFinder Test. È noto che la cultura nordamericana ha una diversa prospettiva sul piano teorico pratico e che questo strumento presenti alcuni limiti e riduzioni. Tuttavia rappresenta qualcosa di interessante per riflettere in modo concreto sul tema e poter così fornire degli orientamenti pastorali.

 

Per molto tempo si è insistito nell’ambito della formazione spirituale ed ecclesiale sul fatto che fosse necessario individuare i propri punti deboli per mettere in atto un cammino verso la perfezione. Oppure si è messo in guardia rispetto alla pericolosità che i propri punti forti divenissero delle tentazioni concrete per il proprio orgoglio e perciò che fossero un ostacolo per una crescita nella santità personale. Ma se il talento è una qualità che mi è stata donata per servire gli altri e contribuire alla missione della Chiesa, quando io scopro il mio talento inizio a scoprire anche la mia chiamata. I punti forti della persona perciò non sono da mettere in secondo piano, ma sono da scoprire e valorizzare per il bene di tutti.

 

Il talento è «una naturale costante di pensiero, sentimenti o comportamenti, che può essere applicata in modo fruttuoso. Diversamene dalle abilità e dalle conoscenze, i talenti si hanno in modo naturale e non possono essere acquisiti. Esso costituiscono delle predisposizioni innate» (Gallup Institute, Living your strengths, 7). Rispetto alle abilità e alle conoscenze, che sono acquisite e non innate, i talenti hanno una valenza trasversale rispetto ai singoli contesti e compiti e per questo sono fonte di energia preziosa per l’azione pastorale.

 

Una volta scoperti vanno poi allenati e completati con conoscenze e competenze specifiche per essere maggiormente fruttuosi in uno specifico contesto. Questo ci aiuta a comprendere perché alcune cose non ci costano fatica, mentre altri servizi ci richiedono l’uso di grosse risorse emotive e simboliche. Quando usiamo i nostri talenti non usiamo risorse, perché ci viene naturale usarli, anzi, spesso traiamo energia dal loro impiego. Al contrario, un’abilità acquisita ci costa risorse personali ogni volta che l’applichiamo. A titolo di esempio: se una persona non ha talenti nell’area delle relazioni interpersonali, non vuol dire che non sia capace di relazionarsi con gli altri, ma solo che ogni volta che lo farà gli comporterà un dispendio di energie emotive più alte di altre persone. Mentre se ha talenti più riferibili al pensiero, al definire progetti e strategie, svolgere questi compiti non gli comporterà fatica ma anzi, produrrà nella persona una scossa positiva di energia, sperimenterà di trovarsi in uno stato psicologico definito flow, quando cioè si vive un’esperienza ottimale, dove si riesce a restare a lungo concentrati e motivati.

 

Si pensi a quanto sia importante questo dal punto di vista di un leader: lo aiuta nel formare nel modo più efficace un équipe; permette alle persone di realizzare a pieno la loro specifica chiamata nella comunità; può identificare i profili più adatti nello svolgere alcuni compiti (ad esempio, un ruolo di coordinatore non sarà tanto da rivolgere a chi ha talenti sul piano del pensiero strategico quando a chi ha talenti sul piano relazionale; i primi sono figure utili poi per far parte del gruppo di lavoro e progettazione).

 

Chi è interessato a questo tema potrà trovare nel contesto degli Atelier Emmaus 2019, che si svolgeranno a Castel Gandolfo dal 26 al 30 agosto 2019, un momento di formazione dedicato a «come riconoscere ed allenare i propri talenti» [1].

 

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[1] Info sul sito del Centro Studi Missione Emmaus nella sezione “corsi/atelieremmaus2019”:

Atelier Emmaus 2019

 

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