Confidando nella nostra esperienza personale, professionale e sacerdotale, percepiamo vivo in noi il desiderio di metterci al servizio degli altri, dei delusi, sfiduciati, feriti nella Chiesa, là dove essi si trovino a vivere, per svolgere verso di loro un servizio di ascolto e di accompagnamento lungo un tratto del loro cammino di vita e per suscitare in essi una rinnovata adesione al Signore risorto, al fine di rianimare la loro professione di fede nella Chiesa “una, santa, cattolica ed apostolica”.

Nel brano evangelico di Emmaus sentiamo molto forti alcuni temi biblici, psicologici, ecclesiali e pastorali al servizio dei quali desideriamo dedicare la nostra azione:

1. la ricerca delle persone deluse “nella e dalla” Chiesa (ministri ordinati, consacrati, laici), affinché nessuno si senta solo e abbandonato. È quell’insieme di persone che per motivi propri, oppure causati da altri, vivono con sofferenza e senso di solitudine la loro appartenenza alla Chiesa.

2. l’ascolto e l’accompagnamento delle persone sfiduciate a causa delle situazioni della loro vita, perché sia possibile in loro la riscoperta della presenza del Signore risorto nella ferialità della propria vita.

3. il reciproco ascolto, come quello narrato dal racconto di Emmaus, del vissuto di vita e di fede di ciascuno.

4. la valorizzazione delle singole persone, per fronteggiare la tentazione presente in alcune situazioni di Chiesa in cui si punta molto sulla subordinazione funzionale delle stesse.

5. la riscoperta dell’azione risanante della Parola di Dio, non solo per lenire, bensì per curare le molte ferite della vita.

6. il ruolo centrale dell’Eucaristia – ricercata, celebrata, adorata, testimoniata nella semplicità della vita. Far giungere i fratelli e le sorelle alla riscoperta del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, luogo ed occasione di guarigione reciproca, di fraternità e di amore vicendevole.

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