La definizione delle più significative AREE DI CRISI del contesto ecclesiale costituisce una modalità integrata di definizione del lavoro di ricerca del Centro Studi Missione Emmaus. La ricerca ha un carattere "transdisciplinare", inserita nell’alveo della teologia pastorale e impostata a partire dal metodo proprio del discernimento.

Da un punto di vista teologico, la crisi caratterizza chi vive nel suo presente secondo un passaggio “da” “a”. Ossia, è la categoria esistenziale più vicina alla teologia della pasqua. Ciò che si percepisce come esperienza di crisi, può essere accolta come esperienza di risurrezione nella prospettiva della fede. Per questo motivo le crisi costituiscono dei centri nevralgici che possono guidare il discernimento ecclesiale nel tempo presente e favorire la progettazione di esperienze di evangelizzazione adatte al cambiamento e alla complessità attuali. La crisi costituisce un’occasione eccezionale, un kairos (tempo opportuno) che appella e mette in gioco la creatività di singoli e di gruppi.

LE 4 DIMENSIONI DELLA CRISI
A cosa si lega l’incertezza prospettata da una situazione di crisi? Ci sono quattro dimensioni che caratterizzano la crisi e che costituiscono centri nevralgici dal punto di vista teologico-pastorale:

1. LA CRESCITA (dimensione Generativa) - interruzione della crescita
2. LA BELLEZZA (dimensione Estetica) - peggioramento estetico, sensibile
3. LE RELAZIONI (dimensione Comunionale) - rottura delle relazioni
4. L’USCITA (dimensione Esodale) -  ostacolo che immobilizza

In ragione di ciò, la crisi ha ricadute pratiche:
- Sul piano PERSONALE la crisi prospetta una condizione di decrescita, quantitativa o qualitativa, che non favorisce l’assunzione positiva del cambiamento. D’altra parte rivela delle difficoltà relazionali, legate alla complessità, che appesantiscono e fanno faticare nella realizzazione della mission desiderata;
- Su un piano COMUNITARIO la condizione di stallo o di decrescita legata al cambiamento porta ad una distonia con il contesto. In sostanza gli scenari immaginati o realizzati da una comunità non sono più capaci di rivelare bellezza. Inoltre, in relazione alla complessità, la comunità non riesce più ad elaborare delle prassi capaci di aprire spiragli di vita.

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