PROGETTARE LA CATECHESI: DALLA VISIONE ALL’AZIONE

PROGETTARE LA CATECHESI: DALLA VISIONE ALL’AZIONE

PROGETTARE LA CATECHESI: DALLA VISIONE ALL'AZIONE

di Fabrizio Carletti

Ogni prassi, anche quella catechistica, ha alle sue spalle una visione. In particolare, ogni prassi pastorale ha alle sue spalle una teologia. Questo ci dice che anche il modo di gestire un incontro, la scelta dei contenuti, del metodo, racchiude in sé una visione su Dio, sulla Chiesa, sull’uomo.

Purtroppo, molto spesso questa visione è inconsapevole: è presente nella testa e nel cuore delle persone e non viene esplicitata né agli altri né a se stessi. Questo può generare due ostacoli:

  1. Non avere consapevolezza della propria visione tende a schiacciare l’attenzione sul FARE e ce lo mostra come ineluttabile, coerente, connesso alla realtà quando invece non lo è; ci porta a giudicare gli altri e le situazioni quando non rispondono alle nostre aspettative. L’idea supera la realtà (al contrario di uno dei quattro criteri posti da Papa Francesco in Evangelii Gaudium). Quando l’idea non è dichiarata a se stessi e agli altri, questa tende a mascherare la nostra capacità di comprensione del reale.
  2. La mancata consapevolezza rende difficile condividere il nostro agire con gli altri: bambini, famiglie, altri catechisti, pastori, comunità. Ognuno agisce secondo una visione propria e le differenze vengono giudicate come incomprensibili e sbagliate in quanto vanno a mettere in discussioni quello che percepiamo come realtà, pur essendo solo un’idea.

Nella pratica pastorale questo è evidente quando facendo richiesta di un progetto si riceve come risposta un PROGRAMMA: elenco degli incontri e delle iniziative settimanali e mensili, i contenuti, le attività e i tempi di svolgimento. A titolo di esempio, basti pensare che la maggior parte degli oratori italiani non dispone di progetti ma solo di un programma (elenco delle attività settimanali o annuali).

Un PROGETTO esprime prima di tutto una visione e la visione è forte e significativa se non è sviluppata a partire dalla risoluzione di problemi contingenti. Ciò che attrae e che crea partecipazione, identificazione e coinvolgimento, non è tanto quello che facciamo, ma quello in cui crediamo!

È diverso ragionare a partire da una visione in cui ‘cristiani si nasce’ rispetto ad una in cui ‘cristiani si diventa’; da una in cui l’annuncio passa ‘per convinzione’ rispetto ad una in cui avviene ‘per attrazione’. Questo non vuol dire che una visione è sbagliata e una è giusta in assoluto, ma che una risulta opportuna e l’altra no per il tempo e il luogo in cui si vive, che meglio si adatta quindi ai segni dei tempi e dei luoghi.

Una visione quindi esprime un pensiero sulla Chiesa, sull’uomo e su questo in relazione a Dio, pensando all’oggi, contestuale, a partire da un discernimento personale e comunitario. Altrimenti si continuerà ad assistere ad un fallimentare mettere in atto adattamenti, aggiustamenti ai programmi (spostare ordine e tempi dei sacramenti, contenuti, tempi e metodi) senza aver compreso che per prima cosa siamo chiamati oggi ad un cambio di paradigma! Papa Francesco affronta con chiarezza questo passaggio: se viviamo in un cambiamento d’epoca e non semplicemente in un’epoca di cambiamenti, è necessario passare da una conversione programmatica ad una paradigmatica. Essere pronti ad un cambio più profondo, che si riconnetta al Vangelo e alla realtà, alla Tradizione e alla storia.

Il progetto quindi nasce prima di tutto da un duplice ascolto: quello dell’azione dello Spirito di Dio nel mondo e dall’ascolto della realtà concreta e del Popolo di Dio. Solo a titolo di esempio, è poco realistico oggi pensare ad una catechesi incentrata sul ruolo della famiglia, quando la famiglia non c’è o non c’è nella forma che noi vorremmo e ci aspetteremmo che fosse. Ci si espone ad un inevitabile fallimento, ma pur di dar ragione alla nostra idea si giudicano inadatti il metodo, i tempi, le forme di comunicazione e perfino la famiglia che non comprende la nostra proposta.

Un progetto catechistico, se esprime una visione, va quindi visto come un processo più che come un prodotto confezionato e pronto per l’uso. Fa riferimento ai criteri della gradualità, dello sviluppo integrale della persona nel tempo, dell’accompagnamento di soggetti concreti e non di categorie astratte (fanciulli, adolescenti, giovani, giovanissimi, giovani adulti,…). Individua delle priorità da perseguire attraverso la definizione di alcuni criteri pastorali, come la bellezza, la comunione, l’annuncio kerygmatico,… si andranno poi a definire degli obiettivi generali per passare infine ad una fase programmatica: obiettivi specifici, tempi, modi, contenuti.

 

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