Il tentativo di pensare a nuove forme di presenza della Chiesa sul territorio si presenta attualmente con particolare urgenza in forza di alcuni fattori di crisi. Le tipologie delle Unità o Comunità Pastorali sono molto diverse: più parrocchie con un unico sacerdote, più parrocchie con più sacerdoti che hanno una responsabilità comune, più parrocchie con un sacerdote e una comunità di religiose/i in servizio pastorale, le parrocchie di una città di media grandezza, coordinate da un parroco “moderatore” (unità cittadine), più parrocchie con un solo vicario parrocchiale per una cura unitaria di un settore della pastorale (ad esempio la pastorale giovanile). Tuttavia, a mano a mano che il tempo passa ci si accorge che le nuove forme di presenza della Chiesa non possono ridursi ad essere quasi una forma di “ingegneria ecclesiastica”, in cui si montano e smontano le parrocchie e le loro strutture, per creare una specie di grande sovrastruttura difficile da governare. Bisogna, quindi, uscire dalla situazione di urgenza e accorgersi che questo tema non è posto solo o prevalentemente dalla contrazione numerica del clero, ma soprattutto da altri fattori: il moltiplicarsi delle attività pastorali a raggio sovraparrocchiale, l’affacciarsi di nuove ministerialità, l’attenzione più diversificata ai momenti della società civile, l’intreccio dell’azione pastorale della comunità con altre forme di aggregazione ecclesiale (movimenti, associazioni, volontariato), ... È necessario perciò un cambiamento di mentalità per favorire una pastorale d'insieme che prima ancora del cambiamento organizzativo promuova un ripensamento profondo del senso della pastorale, in linea con una spiritualità di comunione per la missione.

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